Ambiente & risorse

Ambiente & risorse

Bonifiche ambientali e gestione rifiuti.

Impegno e professionalità al servizio dell’ambiente.

Malattia del Legionario: perchè si chiama così?

La foto che vedete ritrae il Bellevue Stratford Hotel di Filadelfia.

Questo albergo nel luglio del 1976 passò alla storia per una delle più grandi tragedie mediche del del 20° secolo. Quell’anno infatti, in occasione del bicentenario della separazione dalla Gran Bretagna, l’hotel ospitò oltre 600 membri della Legione Americana.

Il giorno prima dell’inizio della commemorazione, alcuni dei veterani iniziarono a stare male presentando sintomi simili alla polmonite: febbre alta, tosse, dolori al petto e difficoltà respiratorie. Qualche giorno uno di loro morì, e poco dopo, 221 individui avevano contratto una malattia ancora sconosciuta, rinominata la Malattia del Legionario. Nel mese successivo, 34 di loro morirono.

Legionellosi e teorie del complotto

La Malattia del Legionario rimase sconosciuta per mesi, e in quel lasso di tempo la speculazione si scatenò: c’è chi dava la colpa ai terroristi, chi alle fotocopiatrici, altri ad oscuri esperimenti della CIA sino ad ipotizzare l’intervento di forze aliene. Anche in quel periodo non mancavano i teorici del complotto. Tra le ipotesi più hot dell’epoca c’era quella che voleva che la faccenda fosse una bufala creata a tavolino per favorire le vaccinazioni di massa.

La Legionella Pneumophila:la causa della malattia del legionario

La verità venne a galla nel dicembre del 1976, quando il Dr. Joseph McDade, fu in grado di isolare il batterio responsabile della Malattia del Legionario, (da cui il termine Legionellosi) identificandolo come “Legionella Pneumophila“. La Legionella si sviluppa attraverso l’inalazione aerea di acqua o liquidi che ospitano il patogeno e l’epidemia di Filadelfia si scatenò proprio a causa degli impianti di aerazione contaminati che favorirono la propagazione del bacillo nell’hotel.

Ti è piaciuto quest’articolo? Seguici su Facebook e non perdere i nostri aggiornamenti!

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn

Leggi anche: